Una Storia di Natale

C’era una volta un piccolo villaggio di pescatori, in quella zona della Toscana che sapeva di mare e di terra, di marmo e di sabbia.
Era un villaggio piccolo, allegro, con case colorate di rosso e giallo e tanti, tanti alberi, così tanti da creare un bosco pieno di vita, di scoiattoli ed uccellini che ogni mattino venivano a svegliare una piccola principessa dagli occhi scuri e gentili e dal sorriso timido e premuroso.

La principessina viveva in un castello fatto di piani e di camere, di colazioni e di persone che andavano e venivano, lasciando dietro di loro storie e racconti, spazzole e cartoline.

Persone che diventavano, per una o due o tre notti, parte della famiglia della piccola principessa, che, con i suoi occhi grandi li osservava, li studiava e li amava.

Si, li amava, perché sin da subito, Beatrix, così si chiama la principessa della nostra storia, aveva capito, dall’alto dei suoi 3 anni e da quel grembiule che le avevano legato in vita, che avrebbe seguito le orme di una donna magnifica, piccola, minuscola in statura, ma grande, molto grande, piena di forza e di energia, piena di amore.

 

Le giornate correvano veloci nel bosco di pini e Beatrix cresceva e guardava, nascosta tra i mobili, quel fiume di persone che riempivano di chiacchiere e rumori, di musica ed allegria, il suo castello.

Cresceva ed imparava.

Imparava da tutti.

Imparava soprattutto dalla piccola donna, che, con poche parole e molti esempi, condivideva con lei un’arte speciale, unica, l’arte dell’accoglienza.

Quell’arte che trasforma un cliente in una persona e lo fa sentire parte di un gruppo.

Quell’arte che trasforma un hotel qualsiasi in quell’hotel dove vuoi tornare, dove vuoi portare le persone che ami, i tuoi figli e i tuoi nipoti.

Beatrix, era nata così.

Non aveva molto da imparare, le veniva naturale e si divertiva sia con gli scoiattoli che correvano veloci sui rami di pino, sia con i granchi che trovava sulla spiaggia del mare,

che era così vicina al suo castello, che ogni mattino d’estate, armata di paletta e secchiello, andava a visitare, tenendosi bella stretta quella piccola mano piena di forza che l’accompagnava nel suo percorso fatto di sabbia e di sassi, fatto di profumi e di cibi pieni di quel sapore che sa di casa, che sa di mamma, che sa di nonna, in quel percorso fatto di vita.

Crescendo ed imparando, arrivò, per la piccola principessa, l’ora di apprendere l’arte della lettura, quell’arte magica che trasforma lettere piccole e grandi in un racconto.

Lettere che raccontano una storia, che danno un nome ai luoghi e fu grazie a questa nuova arte che Beatrix, alzando la sua testa piena di lunghi capelli neri, in un giorno di autunno, comprese che quelle lettere che si trovavano di fronte al cancello del suo castello, davano un nome al suo luogo incantato e cominciò a sillabare, H, O, T, E, L …

“Mamma-chiese- ma allora il mio castello è un Hotel?”

“Si rispose- la mamma- il tuo”.

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